#ContestoStorico 18 e #LaStoriaVeloceSecondoMW 7: Secondà età moderna

Le città crescono, le campagne si svuotano, ciminiere diventano fulcro della vita lavorativa e sociale.

L’Ottocento, in tempo recenti ha ispirato una vasta narrativa video ludica, da Fable III ad Assasin’s Creed Syndacate, ma gli autori veramente coinvolti erano i filosofi che hanno vissuto in prima persona il mutamento, nella seconda metà del XIX secolo.

Tönnies, Marx, Simmel, Durkheim, trai confini dell’area franco-germanica e sull’isola britannica hanno in primis creato opere di portata immensa, creando nuovi filoni filosofici e in particolare la sociologia, che in questo periodo definisce per la prima volta i suoi confini ed identità scientifica. 

Ha contribuito a tutto ciò Émile Durkheim, che vede nella società moderna, un motore di specializzazione. di aumento delle competenze e dei metodi di produzione. Conseguenza è la divisione dei lavori, prima svolti all’interno delle famiglie, massimo allargate al sistema del villaggio. Ciò per finire, ha portato a meno autonomia e a maggiore interdipendenza. Una solidarietà meccanica, che viene sostituita ad una più organica.

Al pari della psicologia più catastrofica, che non vede alcun libero arbitrio, ma solo una concatenazione di traumi infantili ed esperienze, questa sociologia vede l’essere umano sociale, come un polmone che non può dire di no al cuore, in un organismo complesso. Trattasi di un percorso che inizia con le nostre prime relazioni sociali, in giovane età e che prosegue a oltranza. Non c’è spazio per le coscienze individuali, solo un’unica grande coscienza collettiva, composta da non importa chi, perché chiunque è sostituibile.”

Questo esistere in base all’altro, ci serve però, per non finire in uno stato di guerra perenne, una sorta di visione del mondo hobbes-iana.

Nel prossimo post, riallaccerò questo discorso ad Evangelion, per #CultAnimation.

_______________

Vedi anche:

La storia veloce secondo Manifesto Web

Contesti storici a caso

Inoltre va bene un qualunque manuale base o universitario di sociologia e filosofia, per ampliare le letture sul contesto preso in questione.

#LaStoriaVeloceSecondoMW 5: Re ed Imperatori, Inghilterra

Il passaggio dal medioevo all’età moderna,  è labile, sottile e di lunga durata, lo si vede per il caso dell’Inghilterra, la cui corona riesce ad affermare la sua supremazia, dopo eventi del 1455-85, la guerra delle Due Rose, tra Lancaster e York. Eventi medioevali sulla carta ma in continuità con la Modernità. Infatti il vincitore, Enrico VII di Tudor, iniziò stroncando le varie congiure e ribellioni dei nobili, accrescendo di tre volte le pubbliche entrate.

Gli organi centrali del governo erano tre e vennero rafforzati: Il Consiglio della corona di pochi uomini fidati ed estranei all’alta nobiltà; i Consigli del nord e del Galles, competenti delle proprie aree territoriali; il tribunale della Camera Stellata che si occupava dei casi di natura politica e quelli non contemplati dal common law, diritto consuetudinario.

A livello locale, i giudici di pace, nominati dal re ma non retribuiti videro aumentate le loro funzioni amministrative e giudiziarie, mentre il parlamento venne convocato sempre meno spesso.

Sulla stessa corrente assolutistica, di suo padre e dei re dei paesi vicini proseguì Enrico VIII, il quale nei primi venti anni di regno si dedicò con cura alla politica estera, lasciando il regno al cardinale Thomas Wolsey.

Tuttavia questa volta non ci saranno grandi profitti all’estero per l’Inghilterra che però rafforzerà ulteriormente la struttura del governo, allontanando l’Inghilterra dalla chiesa di Roma e dando inevitabilmente più ascolto al Parlamento, unico interprete della volontà della nazione e del popolo, qualora gli interessi della nazione e della popolazione coincidessero.

 

{-1 all’Italia}

—————-

Storia moderna, di Carlo Capra, Le monnier Università, Firenze 2004

Immagine:  Zanichelli tramite Google 

#LaStoriaVeloceSecondoMW 4: Re ed Imperatori, Spagna

I regni di Castiglia ed Aragona qui in una mappa pre-reconquista, dopo un periodo di guerre civili si unirono tramite il matrimonio di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, nel 1469, (il cui regno congiunto iniziò nel 1479) iniziando a lavorare subito sul più ricco regno di Castiglia.

Banditismo e anarchia feudale vennero repressi con la riorganizzazione della Santa Fratellanza (Hermandad), confederazione di città che svolgevano compiti di polizia e l’amministrazione delle città, venne posta sotto la tutela di funzionari di nomina regia, detti corregidores.

La nobiltà fu sottomessa da una politica di concessioni e di favori che Ferdinando portò avanti, e il clero grazie all’aiuto del papa che gli conferì la facoltà di conferire i seggi episcopali e altri benefici. Insomma: paese diverso, problemi e soluzioni simili.

A differenza della Francia però, la divisione del paese era sentita maggiormente, in quanto il re, risiedente sopratutto in Castiglia, nominò per l’Aragona un viceré, come già era successo in Sicilia e Sardegna fin dal XIV secolo e nel 1494 un consiglio d’Aragona, separato da quello castigliano.

Un anno prima dell’inizio del regno congiunto, venne creata l’inquisizione spagnola, anche questa di nomina regia, a differenza dell’inquisizione romana appartenente all’autorità papale, simbolo dell’ortodossia religiosa spagnola, era l’unico organo con giurisdizione sull’intero territorio del regno. Infine, come manifesto di tale ortodossia, nel 1492, scoperta l’America, conquistano il regno di Granada (la cui architettura lascia intravedere una perfetta unione cristiana e mussulmana), ultimo avamposto del dominio mussulmano in Spagna.

Vennero quindi cacciati ebrei e chiunque non accettasse di convertirsi al cristianesimo, sottolineando in questo modo l’unità religiosa del paese ma privandosi di capitale umano, economicamente attivo.

Infine, dopo la crisi dinastica castigliana alla morte di Isabella nel 1504, di Filippo d’Asburgo e la pazzia di Giovanna sua moglie, figlia d’Isabella e Ferdinando, quest’ultimo tenne il potere conquistando territori in Italia e il regno di Navarra sui Pirenei, i confini naturali iberici.

{-2 all’Italia}

——-

Storia moderna, di Carlo Capra, Le monnier Università, Firenze 2004