Mentre nella Sicilia sovrana crollano le autostrade e la Lombardia si sente rapita dallo stato, nei cantoni svizzeri ognuno ha lingue e l’amministrazione preferita e le autostrade non crollano. Solo soldi o…?

Un tedesco, un italiano, un francese e un tale di origine mista tra Austria, Europa orientale e friuliana che parla una lingua retoromanza si incontrano e si uniscono ad altri tre che parlano un dialetto del tedesco, erano sotto agli austriaci ma che settecento anni fa se ne sono andati a vivere per conto loro:

ecco che sotto la protezione Willhelm “Guglielmo” Tell, nasce Helvetia, la Svizzera che con il passare dei secoli cambierà e acquisirà altri territori, che in certi casi si uniranno spontaneamente e diventerà centrale in varie vicende che vanno dello scisma di minoranze dalla chiesa, nel cui caso ha portato alla luce anche nuove correnti (con Calvino a Ginevra e Zwingli a Zurigo) – a normalizzazione di politica ed economica interna, – al suo coinvolgimento tanto neutrale quanto cupo durante la seconda guerra mondiale.
Infatti in questo periodo si dice tanto di quanti ebrei ha potuto salvare ospitandoli nel proprio terreno neutrale, quanto dell’oro degli stessi ebrei, accettato da Hitler nelle proprie banche.
Nonostante il suo odierno apparente benessere pressoché totale, negli anni ottanta ha avuti seri problemi di droga e diffusione dell’HIV, al punto che i centri di Zurigo erano strade di siringhe, eppure anche in questo caso è riuscita a risolvere quasi eccellentemente il problema.

Oggi il paese è multi-linguistico e multietnico, al punto che nel cantone dei Grigioni, a confine con Austria e Italia, possiede ufficialmente tre lingue.
Il passaggio nel giro di mezz’ora di treno per esempio dal francese allo svizzero tedesco, perché per quanto non ancora considerata lingua ufficiale, è tranquillamente parlata ovunque nell’area centrale affianco al tedesco ufficiale nel settore lavoro, non come un dialetto, ma come lingua.

L’idea iniziale di voler paragonare questo multilinguismo a quello presente cento anni fa in Turchia, quando era ancora cuore dell’Impero Ottomano, è troppo, ma non posso fare a meno di pensare che quello che tra Italia e Sicilia o comunque gran parte del meridione è andato male, lì abbia funzionato.

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