Manzoni, Hashtag e Italian thoughts: Contesto Storico #14

Con l’hashtag, SeFossiUnLibro, ho voluto commentare in quei 140 caratteri di Twitter, il “Amor di Patria: Manzoni e altra letteratura del risorgimento”, di Giuseppe Langella, edito Interlinea, che apre con le prime poesie di un Manzoni giovanissimo, poesie del periodo napoleonico.

Una raccolta ragionata di poesie,  che sul filo rosso di un tema la cui rilevanza oggi è sempre più messa in dubbio, racconta in un italiano eccellente e meraviglioso l’inizio della letteratura non contemporanea, ma della seconda o tarda età moderna (come si direbbe in inglese o tedesco), che porta dal medioevo di Dante, l’origine della lingua, alla letteratura dell’Italia bell’e fatta, di Ungaretti per esempio.

Qui desideravo riproporne qualche passaggio:

“Appena sedicenne, all’indomani della pace Lunéville, firmata il 9 febbraio 1801 e con gran pompa festeggiata a Milano il 30 aprile seguente, Manzoni concepisce un impegnativo e strutturato poemetto in quattro canti, Del Trionfo della Libertà. Spira, per l’intera cantica, un odio viscerale contro i tiranni di allora e di sempre, accusati delle più turpi nefandezze, cui viene opposta la canonica genealogia degli eroi romani dell’età repubblicana, da Collatino a Catone […].

Basterebbe confrontare questi versi traboccanti d’odio, per tacer d’altro, con i sentimenti di pietà e di misericordia istillati a Renzo da padre Cristoforo davanti al giaciglio di don Rodrigo morente, […] per misurare induttivamente quanta distanza corra tra l’autore giacobino del Trionfo della Libertà e il futuro Manzoni convertito.”

Per chi mi segue da un po’, per quanto complicato visti i lunghi periodi d’assenza, sa che mi piace fare collegamenti, tra il micro e il macro, il passato e l’attuale. Ecco, noto in questo ragionamento sul Manzoni, un’indole, una natura, un modo di pensare tipicamente italiano, da allora fino ad oggi, che sia per psicologia di storia come dice Taner Açam, o per eredità di generazione in generazione. Il gioire e l’amentarsi dell’Altro, la religione, la conversione e lo spirito rivoluzionario. L’idolo simbolo dell’antichità e il sentirsi eredi di qualcosa, ma non se stessi.

Per finire ecco i versi in questione:

Ma l’universo al suo morir tripudi,

e poca polve a l’ossa infami neghi.

E l’alma dentro a le negre paludi

piombi, e sien rabbia assenzio e fiel sua dape,

e tutto Inferno a tormentarla sudi,

se pur tanta nequizia entro vi cape.

(III, 272-277) Manzoni

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...