Castello e oblio, sonetto inverso a rima libera

Portinaio perché il castello ha un trono, vuoto e fiammeggiante, nel castello che è metafora della mia mente, le stanze della psiche, i mattoni del cervello, che quindi fanno del trono vuoto me l’assente.

Portinaio perché non più seduto sul trono, per rifiuto, per abbandono, per obbligo morale di un passato che ha portato quasi ad un suicidio, in maniera indiretta un omicidio.

Fiamme che ancora divorano il trono di volontà, perché non le puoi spegnere, solo allontanarti da esse e non sentirne più il calore, retrocederti solo a portinaio che occasionalmente apre e chiude stanze e il cancello pieno di ruggine.

Fiamme che pervadono le stanze, senza che niente venga ridotto a cenere, che non vedi da fuori, per questo la gente è curiosa di entrare, ed entra, ma da dentro al castello non esce più niente, restano solo figure anonime e ricordi serrati al mondo.

Scritto da il portinaio del castello

Illustrazione di http://aroswertyh-flux.tumblr.com (per il permalink clicca qui)

Quartine e terzine non si distinguono nell’anteprima a causa della riproduzione del link.

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