Goethe insegna poesia: Novelle #3.4

Prima metà, della quarta parte, della terza opera di Manifesto Web, in cui un famigerato Goethe, tornato in Italia nel ventunesimo secolo, presso l’appartamento di “poeta” di seconda mano, rimane scioccato dal reality show su un gatto di pezza. Qui il racconto arriva ad uno dei primi punti di svolta, ma abbiamo pensato di pubblicarne solo la prima metà, in quanto la seconda parte di questo capitolo è una delle ultime per il momento, e prende una piega molto strana.

CAPITOLO 3

Quel piccolo gatto di pezza stava
dedicandosi al suo disegno, raffigurante
delle scuole che crollavano, mentre una
saetta sfrecciava su di loro. Intano
gli spettatori aumentavano. Ora tramite il
televoto era possibile influenzare in qualche
modo sulla vita del piccolo gatto di pezza.

In piazza. Notte.

Il poeta poetizante: < Sono la rugiada che nasce la notte. >

Goethe: < Si, ma osa di più. >

Il poeta poetizzante: < Sono il vento che soffia sul fuoco della mia coscienza in espansione. >

Goethe: < No, devi essere artefice. Il vento non ha volere. >

Il poeta poetizzante: < Sono il male che per paura degli ignoranti vede nella notte il suo riflesso. >

Goethe: < Ci sei quasi, ma il male è una concezione soggettiva, uno stato ideale. Sei un’idea? >

Il poeta poetizzante: < No. Sono il regnante della mia mente, l’intreccio della mia psiche, ne attingo le parole e le composizioni, ci viaggio libero dalle
imposizioni del cervello. Sono inconsistenza, vivo in materia. >

Goethe: < Si! Prendi forma, perdi forma, prendi vita e muori. Fuori dalle mura, oltre il vetro virtuale. Superalo, e torna allo stadio di poeta vate. >

Il poeta riflettente: < Qui però non c’è nessuno. Sono solo. >

Goethe: < Non ti ho detto di abbandonare il tuo tempo e tornare a rifugiarti, rintanarti in un tempo – in una concezione di tempo – passato. Ti trovi oggi,
non ieri e oggi puoi tornare vivo e camminare sopra il virtuale. Usalo, non lasciarti usare e strumentalizzare come una sgualdrina.

Il poeta riflettente: < Ma la poesia è vecchia, se l’allontano dal virtuale, perde tutto. >

Goethe: < La poesia è antica, ma il sentimento poetico no. Voi fate nacere il sentimento poetico e noi siamo sempre gli stessi. Ogni volta rinasciamo uguali,
attori con costumi diversi su un palco con scenografia diversa, ma ad interpretare sempre da capo lo stesso pezzo di teatro.
Il sentimento cambia ma non invecchia. >

Il poeta: < Acqua in un torrente. Cambia il tragitto, ma resta acqua. >

Goethe: < O inchiostro reso virtuale. > “


(C) Copyright di Lukas Thomas Mario Weber, http://www.neapolisbook.it/profile/Lukas

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