Lezioni di poesia al poeta cretino da Goethe?, Novelle #3.2

A Goethe è stato introdotto il reality del Gatto di Pezza, scioccato inizia a reagire. 

CAPITOLO 1

In un’affascinante piccola casetta dipingendo
il piccolo gatto di pezza non sapeva d’essere
ripreso e seguito con curiosità da un pubblico
che voltentieri l’avrebbe preso, denudato delle
sue stoffe e cucitoci un abito o dei panni per
pulire. Viveva tranquillamente nella sua esistenza
che girava intorno a se, lontano da qualunque
distrazione o bisogno che non lo riguardasse.
Dipingeva delle marionette sorridenti ma vecchie,
senza denti e senza capelli, intente ad indicarsi
l’un l’altra, sorridendo con grossi occhi neri.

Goethe: < Hai fatto bene a farmi restare. Non avevo idea fino a che punto potessero spingersi. Mi hanno superato perfino nella fantasia. >

Il solito poeta: < È orribile e disgustoso, guardalo lì, come un coniglio che esce dal cappello senza sapere di far parte di un spettacolo al limite della
decenza. >

Goethe: < Io invece ne sono affascinato, così piccolo e lontano dalla finzione come fosse un personaggio di Pirandello. Non credi? >

Il solito poeta: < Forse. Dovremmo però invitarlo per saperlo.>

Goethe: < Per carità! Non ci pensare nemmeno, siamo già stretti in due qui dentro, se poi iniziassimo ad invitare gente diventerebbe una bolgia. Accontentiamoci di
supposizioni contrastanti per ora, poi ci preoccuperemo di andare alle fonti a indagare chi ha ragione. La notte durerà ancora molto qui, forse facciamo
in tempo a godercelo fino alla fine questo gattino. A te non piace? >

Il solito poeta: < Carino, si, ecco la parola adatta. Niente di più e follemente perverso. Cosa c’è di… giusto? Anzi, cosa c’è di non immorale nello sfruttare,
spiare, lucrare su di un gatto del genere? >

Goethe: < E allora rispondimi tu poeta, se c’è qualcosa di più ipocrita di uno che scrive di disgrazie, ma non ne ha mai viste. Oppure meglio ancora,
di qualcuno che in casa brandisce un’arma incandescente, ma che non ha coraggio, né le forze di uscire a combattere.
Vivi in un periodo completamente sbagliato, per uno scrittore:
hai a disposizione un intero mondo ultraterreno, raggiungibile e collegato a tutto il mondo terreno,
eppure altro non è che una piazza lontana dalla piazza.
Cosa conta più?
Sono le foto sul profilo di facebook a contare.
Sono le condivisioni su altri social fotografici a contare.
Sono i click ei mi piace a contare.
E qui mi fermo.
Sarò un fantasma che lentamente scivola via da questo mondo, senza un profilo su internet, senza una mia foto da qualche parte, ma ti dico il vero.

Resta pure a guardare una foto virtuale, criticandola con un blog anonimo, ma trema, trema, perché anche se giri la testa a guardare la TV
vedi solo il gatto di pezza, ma non la minaccia nucleare nascosta, non le lobby del potere, non il mondo che scivola via, legato, ma legato da soffocare. >

Il solito poeta: < … >”


(C) Copyright di Lukas Thomas Mario Weber, All rights reserved

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