Concezione di spazio e tempo, ai giorni di Twitter: Contesto storico #4

Ogni civiltà tende a elaborare categorie generali entro cui gli uomini (le genti, n.d.r.) delle diverse classi strutturano la propria esistenza, la propria esperienza, la propria percezione della realtà, la coscienza del proprio essere nel mondo […]. Questa società tende o a integrare qualsiasi novità nel proprio spazio mentale o a rifiutarla radicalmente come male, come diverso; l’ignoto assume invece i connotati del meraviglioso del favoloso e, quando appare pericoloso o estraneo alla coscienza comune acquista sembianze mostruose e demoniache.” cit. Giulio Ferroni*

Si tratta di un brano tratto dal capitolo dedicato al medioevo, eppure potrebbe benissimo trattare dei giorni nostri.

Non è più una questione di satanico o divino, in molti casi, ma c’è tutta la questione di chi va dietro a Facebook e chi no, di chi – pensando a Fightclub – è se stesso e chi qualcun’altro.

C’è chi rientra nella categoria premium e chi invece viene bannato. Riassumendo in poche parole un concetto molto più vasto. Il paragone con il medioevo però prosegue:

“Il tempo della società feudale ha una cadenza naturale, che però non abbraccia mai ampi spazi ed eventi simultanei. Le notizie del mondo, anche quelle decisive, arrivano sempre con grande ritardo e subito vengono adeguate alla memoria della vita locale. A sua volta la memoria si traduce in storia: una storia che […] tende a fondere il passato in un tutto omogeneo privo di profondità. La coscienza medievale fa dunque convivere gli episodi […] che spesso si riferiscono a momenti storici tra loro estranei e lontani.”

E oggi? Ansa, telegiornali su tutti i canali, ordini dei giornalisti, Twitter, Facebook un intero mondo di multitasking istantaneo, globalmente connesso, eppure non riusciamo a distinguere le differenze tra Isis e immigrazione, le connessioni tra interventi militari occidentali e guerre nei paesi vicini. L’ebola poi? Sembra scomparsa nel nulla.

Non è la questione del giornalismo fatto male, ma di come, tanto per cambiare anche in questo millenio, la “grande storia”, – termine da dare al rogo negli studi di storiografia – tanto per cambiare, sorvoli la “micro storia”, di tutti i giorni.

Allora è essenziale la continuità di editori, scrittori, intellettuali e artisti di ogni genere su internet?


*“Storia e testi della letteratura italiana”, dalle origini al 1300, Giulio Ferroni e altri, Mondadori Università, Mondadori education S.p.A., 1a edizione 2002, p.10

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